Il lancio della missione Chang’e 5-T1 il 23 ottobre 2014. Il terzo stadio di questo lanciatore è il candidato più probabile ad impattare sulla Luna il prossimo 4 marzo (Credits: SpaceX)

Dei pericoli della spazzatura spaziale, quella serie di rottami di varia fattura e dimensioni che orbitano intorno alla Terra dall’inizio dell’era spaziale (dal minuscolo pezzo di metallo al piccolo bullone, fino a interi stadi di razzi), se ne parla continuamente e sempre con maggior frequenza. L’ultimo caso assurto all’onore delle cronache è stato ad esempio il test missilistico anti-satellite effettuato dalla Russia a metà novembre dell’anno scorso. Il test aveva lo scopo di distruggere un satellite bersaglio fuori servizio ed in orbita ormai dal 1982 con un missile da Terra, ma ha finito per mettere in serio pericolo la Stazione Spaziale internazionale, anche perché i russi non si sono fatti mica il problema di avvisare… Il test ha prodotto qualche migliaio di frammenti tracciabili (qualche centinaio di migliaia di non tracciabili dai radar), che avrebbero potuto seriamente danneggiare la struttura se l’avessero colpita, e hanno comunque costretto gli astronauti ad avviare le procedure d’emergenza. Tali complesse procedure prevedono la chiusura dei moduli radiali e il dirigersi nelle capsule Soyuz e Dragon per un’eventuale evacuazione d’emergenza, aspettando tutto il tempo necessario indossando le tute pressurizzate.

Servizio giornalistico di “Global Nation” in cui si spiega come la Russia abbia lanciato un missile per distruggere uno dei suoi satelliti più vecchi, provocando la dispersione di circa 1.500 frammenti nell’orbita terrestre, minacciando alcuni dei 3.400 satelliti attivi che circondano il pianeta e provocando una pericolosa reazione a catena che ha minacciato la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

L’emergenza è durata un paio d’ore prima di rientrare per fortuna senza conseguenze, ma ha tenuto in apprensione i tecnici a Terra e gli astronauti (tra cui due russi!) perché, ricordiamolo, in quel lasso di tempo la ISS fa ben tre rivoluzioni intorno al pianeta, ed è passata alcune volte in prossimità della nube di detriti, anch’essa ovviamente in rivoluzione attorno alla Terra.

Oggi parliamo invece di un detrito spaziale tutto particolare, il terzo stadio di un Lunga Marcia cinese che il 23 ottobre 2014, lanciò la missione cinese Chang’e 5-T1.
Lo stadio, del peso di circa 3 tonnellate e delle dimensioni di circa 15 metri per 3 – un piccolo autobus, per rendere l’idea -, è rimasto tutto questo tempo a ruotare intorno alla Terra, alla Luna e, insieme a loro, al Sole.
Ed è proprio per la Luna che le note saranno… dolenti!

L'orbita del Falcon-9 tra la Terra e la Luna prima dell'impatto sul nostro satellite

Nell’immagine, l’orbita del terzo stadio del Lunga Marcia 3C cinese (in nero) tra la Terra (il puntino rosso al centro dell’immagine) e l’orbita della Luna (cerchio verde). In blu, l’incontro ravvicinato del “detrito” con la Luna, avvenuto il 5 gennaio scorso ad una distanza di circa 9000 km che, come si vede, ha drasticamente modificato l’orbita. Il cerchio bordeaux rappresenta invece l’impatto tra il lanciatore e la Luna, che avverrà il prossimo 4 marzo (Credits: Project Pluto).

L'area dell'impatto del secondo stadio del Falcon-9 sulla Luna

In fucsia è rappresentata l’area prevista dell’impatto del terzo stadio del Lunga Marcia 3C sulla Luna del prossimo 4 marzo. L’area è vicina alla formazione di crateri Hertzsprung, sulla faccia nascosta della Luna (Credits: Project Pluto).

Eh sì, perché questo manufatto umano, una volta superato il perigeo, si dirigerà verso la faccia nascosta della Luna, sulla quale impatterà il prossimo 4 marzo intorno alle 13.30 ora italiana.
Nell’immagine si vede la zona prevista dell’impatto, che come detto non sarà visibile da Terra perché dal lato nascosto. Un impatto di una massa pari a quella del terzo stadio del Lunga Marcia 3C, ad una velocità prossima a 2,5 km al secondo, produrrà di certo un bel botto e, con molta probabilità, un cratere tutto nuovo di circa 20-30 metri di diametro. La zona è nelle vicinanze di un vecchio cratere da impatto di oltre 500 km di diametro, il cratere Hertzsprung. Ci troviamo una dozzina di gradi a Nord – quasi a cavallo dell’equatore lunare – rispetto al punto dove il 23 aprile del 1962 impattò per un malfunzionamento la missione Ranger 4 della NASA, la prima sonda spaziale statunitense a raggiungere un altro corpo celeste.

La “confidenza” nell’istante preciso e nel luogo preciso è molto alta, ma questi oggetti risentono di ogni minimo effetto. Un esempio: come forse saprete, la Terra è leggermente schiacciata, tanto che la differenza tra il diametro equatoriale e quello polare è di appena 42,8 km. Ebbene, non considerare il leggero rigonfiamento equatoriale della Terra porterebbe ad un errore nelle previsioni del punto d’impatto di oltre 170 km! Inoltre, vanno considerati tantissimi piccoli effetti, tra cui quello della radiazione solare, che tende a “spingere” l’oggetto lontano da esso, e che questo oggetto è un cilindro che ruota lentamente, per cui alcune volte espone un lato (una superficie maggiore) e altre volte la testa o la coda, risentendo più o meno di questa “spintarella” solare. Effetti minimi, certo, ma che si sommano giorno per giorno e che fino al 4 marzo possono inficiare di qualche secondo e di qualche km le previsioni sul momento e sul punto precisi dell’impatto.

Vi chiederete il perché di tanta attenzione al punto d’impatto. Cioè, cosa potrebbe interessare dove e come questo sfortunato stadio missilistico andrà ad impattare? Tanto più che nessuno potrà vedere nulla, visto che avverrà con tutta probabilità nel lato nascosto. La risposta è che interessa, e molto. Attorno alla Luna orbitano infatti due sonde tuttora operative, il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA e il Chandrayaan-2 Indiano. Fornire coordinate precise significherebbe rintracciare nel corso delle loro orbite l’eventuale cratere da impatto per fotografarlo e studiarlo (non consideriamo una “diretta”, poiché il “fattore Q” necessario affinché una delle due sonde “veda” effettivamente l’impatto è elevatissimo). Impatti di questo genere, infatti, espongono alla vista strati di superficie lunare nascosti dalla polvere di milioni di anni, che studiati dagli scienziati possono fornire ulteriori dati e conoscenze sulla geologia lunare.

Il terzoo stadio del Lunga Marcia cinese non è il primo “pezzo di missile” ad impattare sulla Luna, ma ha diversi illustri predecessori, ben 5 terzi stadi dei colossali Saturn V che hanno portato sulla Luna alcune delle missioni Apollo. A dire la verità, si calcola che fino ad ora l’uomo abbia lasciato sul nostro satellite, volontariamente o involontariamente (come in questo caso, ad esempio), quasi 200 tonnellate di materiale.

Diciamo che se vogliamo colonizzare il nostro satellite, siamo partiti col piede giusto, in perfetto human style: monnezza ovunque!